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ARCHEOLOGIA  SPAZIALE

Fra i reperti portati alla luce durante gli scavi archeologici si ritrovano a volte oggetti curiosi, all'apparenza avulsi dal contesto della civiltà che li ha conservati. In diversi casi si tratta palesemente di falsi o di oggetti erroneamente ascritti all'antichità, ma anche i reperti misteriosi apparentemente autentici dovrebbero essere sottoposti a ulteriori analisi, prima di essere considerati prove a sostegno delle tesi paleoastronautiche. Ecco alcuni esempi a sostegno di questa disciplina. In una miniera di carbone degli Urali, in uno strato risalente ad alcuni milioni di anni fa è reperito un cilindro perfetto di ferro. A 30 km da Baku (Azerbaigian) viene trovata una roccia scolpita a forma di sauro antidiluviano; la scultura risale a soli 10.000 anni fa. In Virginia (USA), all'interno di un geode vecchio mezzo milione di anni è rinvenuta una vite metallica dalla testa esagonale. In uno strato carbonifero del Fisher Canyon (Nevada, USA) viene rilevata l'impronta particolareggiata di una suola di scarpa. Nel 1601 l'esploratore Martin del Barco Centenera riferisce di avere scoperto fra le rovine di un'antica civiltà del Mato Grosso (Brasile) una colonna sormontata da una sfera perennemente luminosa. Un breve cenno alla Clipeologia:  la disciplina che si occupa di individuare manifestazioni di UFO nel passato. L'etimologia del termine, coniata probabilmente nel 1959 dall'italiano Umberto Corazzi, deriva da cli-peusyh scudo rotondo in uso in epoca romana. Non a caso, l'espressione clipei ar-dentes (scudi infuocati) per indicare certe apparizioni celesti dell'epoca viene già usata da antichi scrittori latini come Plinio il Vecchio. Nell'antichità romana, anche Giulio Ossequente, Licostene, Cassio e Tito Livio descrivono eventi celesti anomali. In epoca moderna, nel nostro paese il termine è introdotto grazie alla rivista "Clypeus", edita a partire dal 1964 dal Centro Studi Clipeologici di Torino. L'assunto di base della clipeologia è che le presunte apparizioni di UFO nel passato - le cui notizie sono rintracciabili in descrizioni, allusioni, riferimenti, mitologie, testi sacri, libri antichi, cronache medioevali, diari di viaggio, libri di bordo, opere scultorie e pittoriche ecc. - siano assimilabili, per aspetto e comportamento, a quelle del nostro tempo. I limiti di tale indagine interpretativa, al di là delle suggestive "letture" in chiave ufologica che può suggerire, sono di non poter dimostrare i propri assunti al di là di ogni ragionevole dubbio. I maggiori cli-peologi italiani sono Gianni Settimo e Solas Boncompagnì, mentre oltre confine meritano attenzione gli studi dell'inglese Raymond Drake.( fonte: Ufo - Il Dizionario Enciclopedico di Roberto Malini )

L'archeologia spaziale, o archeologia misteriosa, è definibile come la ricerca delle tracce, sotto forma di particolari reperti archeologici, di presunti sbarchi sulla Terra, in epoche remote, di visitatori extraterrestri. Per questo suo rivolgersi al passato, essa può essere considerata parte, o complemento, della clipeologia. Se ne distingue tuttavia nettamente per  due aspetti:  per il suo interessarsi esclusivamente al documento di natura archeologica, e per il suo prescindere da ogni rapporto con la fenomenologia ufologica attuale.   Molti dei più noti cultori della materia, infatti, si disinteressano del problema ufo o addirittura, paradossalmente, lo negano.   L'archeologia spaziale comprende due filoni. Il primo, e più noto, è rappresentato da una copiosa letteratura sensazionalistica il cui scopo è prevalentemente, se non esclusivamente, di natura commerciale. Si tratta di libri e articoli scritti da persone che in genere non hanno la benché minima competenza in archeologia, e che si limitano a presentare, solleticando più o meno abilmente nel lettore il gusto del misterioso, notizie raccogliticce e non controllate nel cui contesto si confondono, se e quando ci sono, i pochi dati di fatto potenzialmente significativi. Più propriamente, questa letteratura merita di essere denominata «fantarcheologia».    Il secondo filone, molto meno popolare ma sicuramente più interessante, è rappresentato da studiosi i quali, al di fuori da ogni facile (e proficuo) sensazionalismo, non escludono che certi reperti che l'archeologia ufficiale non ha potuto o saputo finora inquadrare nello schema storico-preistorico convenzionale, possano ammettere interpretazioni «rivoluzionarie» rese oggi plausibili dalle più recenti acquisizioni tecnico spaziali.    Reperti del genere sono per esempio le linee incise sulla sabbia del deserto di Nazca (Perù), che solo dall'aereo si rivelano come i contorni di gigantesche figure.  il disegno scolpito sulla lastra tombale rinvenuta nel 1952 nell'interno di una piramide a gradini a Palenque (Messico), disegno che suggerisce l'idea di un uomo ai comandi di un veicolo a reazione; le antiche raffigurazioni degli Oannes, gli «uomini-pesce» che secondo la mitologia babilonese sarebbero stati degli «istruttori divini»; e così via dicendo...Tuttavia, è bene sottolinearlo, queste interpretazioni «spaziali» restano a livello di pure e semplici ipotesi di lavoro.   Interpretazioni alternative (e più convenzionali) sono non soltanto possibili, ma sicuramente più probabili. Dice l'astronomo russo Shklovski: «Per quanto ne so, non esiste un solo monumento materiale della cultura passata nel quale si possa avere un reale fondamento per scorgervi un'allusione a esseri pensanti venuti dal cosmo». Il che non significa che l'archeologia spaziale non abbia la sua buona ragion d'essere.   Tutt'altro. «Le ricerche condotte in questa direzione - ammette lo stesso Shklovski insieme con il suo collega americano Sagan - non sono né assurde né antiscientifiche».    L'importante è fare in modo che l'immaginazione e la fantasia non finiscano per prendere il sopravvento sulla ragione.

di : P.L. Sani  (Fonte : Il Giornale dei Misteri n. 214)

 

 

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