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E  N  O  C

«Enoc fu il primo tra i figli degli uomini, di quelli nati sulla Terra, che imparò la scrittura, la scienza, la sapienza, e che interpretò i segni del cielo secondo l'ordine dei mesi e li scrisse in un libro perché i figli degli uomini conoscessero il tempo di un anno, suddiviso secondo l'ordine dei mesi.» (207)
Enoc, un gigante, il settimo della discendenza di Adamo, venne identificato con Thoth, Ermete Trismegisto,  Mercurio, Orfeo, tutti venerati nel Mondo Antico come grandi astronomi ed inventori delle arti e delle scienze, Maestri delle Stelle; il suo nome potrebbe essere stato un termine generico per significare gli atlantidi. Un figlio di Caino fu chiamato Enoc da cui prese nome una città; un Enoc con la sua famiglia lasciò l'Egitto insieme a Mosè; si dice che l'Enoc che san Paolo (208) esaltò come traslato da Dio, così da non aver dovuto affrontare la morte, fatto confermato dai Talmudisti, fosse uno stregone o un famoso mago, e si crede che sia stato il figlio di Jared ed il padre di Matusalem ed il bisnonno di Noè. Il suo nome, «Enoc» posto in relazione all'ebreo «Hanoch» che significa «Iniziatore», evoca Enki, il Dio della Sapienza dei babilonesi mandato giù dai cieli per organizzare la civilizzazione del mondo intero, e in particolar modo della Sumeria dove egli è paragonabile a Oannes, l'essere dal corpo di pesce che dette i precetti ai babilonesi, associabile ad Horus, il colto e-roe degli egiziani riconosciuto come uno spaziale. Nel Corano gli iniziati eruditi sono chiamati gli Edris, vocabolo reso in ebreo da «Enoc»; è inoltre possibile che l'Enoc biblico abbia dato nome ad una setta di profeti scelti, probabilmente in contatto con i celestiali dello spazio. I caldei attribuirono l'ispirata Cabala ad Enoc, si disse che egli aveva costruito ai piedi di una montagna di Canaan, sotto la guida del «Signore» un tempio mistico dove iniziò la Massoneria Libera nota ai fratelli precedenti al diluvio, di cui la maggior parte dei segreti è stata perduta. (209).  Giuseppe Flavio asserì che Enoc aveva celato le sue preziose pergamene o libri sotto le colonne costruite da Set che esistevano ancora nel primo secolo dopo Cristo.
Come faceva Enoc a conoscere la sfericità della Terra e l'inclinazione del suo asse? La Genesi asserisce che Enoc visse sulla Terra per trecentosessantacinque anni, è significativo che sia lo stesso numero dei giorni in un anno, cosa che potrebbe suggerire qualche legame con gli astri e con gli extraterrestri. Enoc anticipò i nostri cosmonauti e fornì la prima descrizione di voli nello spazio. Il libro di Enoc, capitolo XVIII, asserisce:
«Io vidi i tesori di tutti i venti. Io vidi come Dio aveva fornito con loro l'intero Creato e le solide fondamenta della Terra. Ed io vidi la pietra angolare della Terra. Io vidi i quattro venti che reggono la Terra e il firmamento del cielo. E io vidi come i venti si snodavano dalla volta celeste e prendevano i posti assegnati tra il cielo e la Terra, questi sono i pilastri dei cieli. Io vidi i venti del cielo che turbinano e reggono la circonferenza del Sole e di tutte le stelle nel loro scenario. Io vidi i venti della Terra che portano le nuvole. Io vidi i sentieri degli Angeli. Io vidi alla fine della Terra il firmamento della sola Terra.»
Questo resoconto in qualche modo ingenuo richiama alle nostre orecchie le rivelazioni di George Adamski dopo il suo presunto viaggio in cosmonave e anticipa i rapporti più scientifici dei nostri cosmonauti.
Gli angeli caduti, i guardiani, atterrarono sul monte Hermon, in duecento, ai giorni di Jared, e si unirono alle figlie degli uomini; è i-noltre possibile che la moglie di Jared abbia concepito Enoc da un extraterrestre, che sarebbe responsabile della sapienza trascendentale di Enoc e della sua stretta affinità con gli spaziali. La parentela divina non era tuttavia un requisito essenziale per la profonda conoscenza dell'astronomia dato che oggi ci si rende sempre più conto che la civiltà globale degli antidiluviani sorpassava di molto la nostra misera cultura odierna.
Il resoconto di Enoc dei suoi viaggi celesti, scritto probabilmente nella lingua universale degli antidiluviani, sopravvisse al diluvio, poi fu presumibilmente tradotto in sumero e, molti secoli dopo, in ebreo e aramaico; il testo perse probabilmente sfumature di significato nelle traduzioni degli studiosi che ignoravano il volo spaziale. Il «Libro di Enoc» richiama l'egiziano «Libro dei Morti» ed il tibetano «Bardo Thodol», tutti originari da una fonte molto antica che trascende la moderna capacità di comprensione; questi posseggono una curiosa affinità con le rivelazioni sul Paradiso e sull'Inferno fatte dal veggente del diciottesimo secolo Emmanuel Swedenborg, e emulano quei voli nelle cosmonavi e i discorsi cori i «Maestri del Cosmo» sostenuti da George Adamski.Qualunque possa essere la verità, quegli scritti attraverso così tanti millenni raccontano la medesima storia di terrestri trasportati da extraterrestri in regni fantastici; un mistero che l'uomo dovrà un giorno risolvere.
 I  frammenti trovati in Russia comprendono il «Libro di Enoc» slavo, i manoscritti riportati dall'Abissinia dall'esploratore James Bruce nel 1772 compongono il «Libro di Enoc» etiopico tradotto brillantemente dallo studioso di Oxford, il canonico R.H. Charles, che nel commento dice che non vi compaiono unità né di tempo, né di autore, né di dottrine; il testo potrebbe variare nel periodo che va dal 200 a.C. al 100 d.C. Oggi si crede che alcuni scritti attribuiti un tempo a Enoc siano un testamento di Noè. Il «Libro di Enoc» slavo, capitolo XXXIII, asserisce che Dio aveva scritto i Libri della Sapienza e li aveva dati in mano a Enoc, accompagnato dagli angeli Semuil e Razuil, perché li consegnasse ai suoi figli sulla Terra. Le tradizioni occulte sostengono che Dio, un extraterrestre, scrisse effettivamente, al massimo dettò, i Libri della Sapienza per gli Iniziati, che, si dice, nascosero delle copie in capsule temporali per la rivelazione alle generazioni future. Quando anche i nostri cosmonauti atterreranno su un pianeta primitivo lasceranno probabilmente libri che insegnano lo sviluppo basilare della civiltà dall'arco-con-le-frecce alla bomba atomica.
Alcuni occultisti credono che il «Libro di Enoc» sia una mescolanza delle caratteristiche principali della Terza, della Quarta e della Quinta Razza con poche profezie delle ere future. Sant'Agostino nella «Città di Dio», I, XV, capitolo XXIII, dice che la Chiesa rifiutava il «Libro di Enoc» dal suo canone perché la sua immensa antichità non avrebbe potuto coincidere con il limite dei 4004 anni prima di Cristo assegnati al mondo dal giorno della Creazione (210).
II  «Libro di Enoc» slavo riferisce come Enoc, nel primo mese del suo 365mo anno, si trovasse da solo in casa, addormentato sui letto, quando all'improvviso ebbe una stretta al cuore e subito dopo si accorse che a fianco a lui stavano due esseri di statura immensa che sorpassava quella dei giganti della Terra, i loro volti risplendevano come il sole, i loro occhi brillavano come dei tizzoni ardenti e le loro bocche emanavano lampi di fuoco, descrizione che richiama il «Signore» della Bibbia e le Apparizioni luminose del medioevo e degli spaziali di oggi. I Celestiali indossavano tuniche color porpora intessute di penne fruscianti, le loro braccia splendevano con ali d'oro, la tipica raffigurazione di Quetzalcoatl del vecchio Messico; essi dissero ad Enoc che il «Signore» li aveva mandati perché lo conducessero da Lui in Paradiso. Sulla soglia Enoc incontrò i figli Regim e Gaidad, ordinò loro di temere il «Signore» ma di non seguirlo dato che non sapeva dove stava andando o cosa ne sarebbe stato di lui fino a quando non fosse piaciuto al «Signore» di rimandarlo sulla Terra. I Celestiali lo presero da sotto le ascelle e lo sollevarono sino alle nuvole in un «vortice» o «turbine», probabilmente un'astronave. L'erudito italiano Quixe Cardinale (211) fa notare che alcuni petroglifici messicani ritraggono degli esseri, con un'apparecchiatura sulle spalle, che sollevano uomini richiamando quegli «uomini-uccello» dell'esercito americano che s'alzano in volo con dei motori a razzo sul dorso.
La rivelazione di Enoc della sua ascensione al Settimo Cielo è interpretata da Quixe Cardinale con un'intuizione che riempirebbe di stupore i nostri astronomi, sebbene sia stata del tutto incomprensibile per Dante sette secoli fa, dato che il viaggio nel cielo del Profeta i-spirò con molta probabilità l'ascesa del Poeta dall'Inferno al Paradiso immortalata nella «Divina Commedia». Da una nave-madre Enoc scorse in basso, nel primo Cielo, il pianeta Saturno con i suoi anelli di asteroidi ricoperti dai ghiacci; il pianeta si trovava al livello più basso dell'evoluzione pieno di mostri privi d'intelletto. L'evoluzione deve aver proceduto a grandi passi dato che George Adamski nella sua visita al pianeta dell'anello fa l'elogio di Saturno come Seggio della Giustizia del Sistema Solare popolato da esseri di grande benevolenza. Il Secondo Cielo, Giove, avvolto dall'oscurità, fece da prigione per quegli angeli che si erano ribellati contro Dio; nei pressi del pianeta Enoc vide delle comete e due gruppi di asteroidi.
Nel Terzo cielo, Marte, Enoc contemplò il giardino del Paradiso, ed al centro l'albero della vita, forse l'albero della Conoscenza, da cui Adamo ed Eva avevano assaggiato il frutto che provocò il loro esilio sulla Terra; solo a poche centinaia di miglia, nelle Regioni Polari, Enoc fu sorpreso e amareggiato dalla visione dei dannati che gelavano nella spessa banchisa glaciale.  A quel punto Enoc cominciò a chiamare «uomini» gli angeli, dato che gli apparivano come tali; questi lo portarono nel Quarto Cielo, quello della nostra Terra. Enoc fu sorpreso dal vedere che la Terra era rotonda, un fatto negato dai teologi per migliaia d'anni. Egli scorse legioni di spiriti, di draghi e la favolosa fenice che volava intorno alla Tetra che ricorda le cosmonavi, forse quei Silfidi aerei descritti tanto graficamente in «Le Comte de Gabalis». Gli extraterrestri fecero dei calcoli accurati delle orbite del Sole e della Luna; gli spinti sulla Luna avevano sei ali diversamente da quegli spiriti sul Sole che avevano dodici ali. Quixe Cardinale asserisce che nei tempi antichi l'anno cominciava con l'ingresso del Sole nella costellazione dell'Ariete, il 21 marzo, e finiva in febbraio; egli rivela con nostra sorpresa che il nome «Annoi> (in italiano nel testo. N.d.T.) venne dato in onore di Oan-nes, identificato con Giano, che insegnò ai Caldei la scienza e le arti e li avvertì del prossimo diluvio.  Comyns Beaumont (212) si interessò profondamente alle vedute aeree di Enoc di montagne di ferro, rame, oro e metalli dolci in occidente, presumibilmente nell'antica Britannia, situati in una profonda valle dove erano uomini «le cui mani compivano gesti irregolari nella preparazione di tutti gli strumenti di Satana» e concluse che i giganti stavano preparando esplosivi e munizioni per la guerra celeste contro gli angeli. Il «Signore» ordinò all'angelo Raffaele di «legare Azazel e gettarlo nelle tenebre», come una conseguenza empia, l'umanità ribelle venne distrutta dal diluvio mandato per spazzar via quella civiltà di decadimento dalla faccia della Terra.
Nel Quinto Cielo, Venere, Enoc incontrò molti soldati, gli Egre-goii, dall'aspetto umano, più alti dei giganti della Terra, gli angeli caduti, che si erano uniti alle figlie degli uomini. Si disse che i giganti erano fatti di sostanza eterea e le donne terrestri di carne seducente; la loro unione sul monte Hermon, impossibile ai nostri occhi empi, si dimostrò sorprendentemente fruttifera dato che questi connubi tra due dimensioni generarono quegli uomini famosi. I Venusiani a-vevano volti splendenti ma tenevano le labbra perennemente serrate, come i lemuriani e i primi atlantidi, dato che comunicavano per telepatia. Enoc fu allora trasportato nel Sesto Cielo, Mercurio, i cui angeli luminosi dal volto radiante gli insegnarono i movimenti delle stelle, le fasi della Luna. Egli s'incontrò con gli arcangeli che studiavano tutti gli esseri viventi sulla Terra e annotavano le azioni delle anime degli uomini, in mezzo a loro stava la Fenice e i Cherubini.  I  suoi due compagni condussero Enoc nel Settimo cielo, il Sole, dove egli contemplò Cherubini, Serafini, Troni (forse cosmonavi?), angeli con molti occhi (cosmonauti nelle tute spaziali?), nove legioni e le stazioni riflettenti di Ophanimme di Ionait, che Quixe Cardinale ritiene si tratti di astroporti per viaggiatori galattici. Alcuni antichi credevano che il Sole fosse un mondo temperato, non la palla fiammeggiante sconvolta dalle esplosioni nucleari ipotizzata dagli astronomi; gli spaziali visti da Enoc avrebbero dovuto avere un'esistenza fisica come egli stesso, se no come avrebbe potuto Enoc atterrare sul Sole? Enoc fu atterrito alla vista di tanta gloria ma le Guide lo rassicurarono mostrandogli il «Signore» nel lontano Decimo Cielo seduto su un trono elevato in mezzo agli angeli che si avvicinavano uno per volta a Lui per ricevere degli ordini come se il «Signore» stesse dirigendo una qualche guerra cosmica. La guardia del corpo del «Signore» era composta da Cherubini, Serafini, Esseri con sei ali e più occhi, che potrebbero essere stati sia spaziali che navi spaziali. Il «Signore» inviò Gabriele dato che Enoc stava tremante al limitare del Settimo Cielo; questi lo sollevò come fa il vento con una foglia e lo fece guizzare attraverso l'Ottavo Cielo, Muzaloth, luogo del cambio delle stagioni, e attraverso il Nono Cielo, Kuvachim, la dimora dei segni dello Zodiaco.
Nel Decimo Cielo, chiamato Aravoth, Enoc riconobbe la costellazione da cui vennero i nostri antenati, la stella Altair; là scorse che l'espressione del volto del «Signore» era simile al ferro fuso ed emetteva lampi di luce, può essere significativo che il rosso ardente era il colore dei maya e degli aztechi che si dicevano discendenti diretti degli extraterrestri. Gli angeli cantavano in coro senza sosta come uccelli suggerendo che la loro lingua, presumibilmente il Solex Mal, era melodioso come il linguaggio degli extraterrestri che si incontrano oggi. Il «Signore» chiese a Michele di spogliare Enoc dei suoi abiti terreni, di ungerlo con olii particolari e di vestirlo con un abbigliamento glorioso in modo che splendesse e profumasse come uno di loro. In seguito fu convocato l'arcangelo Pravuil, che eccelleva in conoscenza; il «Signore» gli ordinò di dare ad Enoc i libri che egli aveva scritto con una penna per la scrittura rapida, in modo che i terrestri potessero a-vere il resoconto della sapienza cosmica che gli era stata rivelata.
II  «Signore» invitò Enoc a sedere accanto a Lui e gli spiegò la Creazione dell'Universo dalla Non-Esistenza. Egli disse ad Enoc che Giove un tempo orbitava tra la Terra e Mercurio, Venere tra Saturno e Marte. Un cataclisma cosmico di portata eccezionale fece mutare loro le orbite; la rivolta di Satana contro il «Signore» provocò l'esplosione del pianeta Phaeton in asteroidi, un evento credibile forse per i teologi ma di gran lunga dubitabile per gli astronomi. Si dice che Enoc abbia scritto 366 libri in 66 giorni servendosi di quella penna rapida che il «Signore» gli diede. Noi odierni scrivani affaticati nutriamo dei dubbi.
 Il «Libro di Enoc» ebreo ripete in modo sostanziale la versione slava in cui si dice che egli passò sei giubilei, 294 anni, con gli angeli venendo informato delle cose del cielo e della terra, dopo essere stato prelevato tra la moltitudine dei figli degli uomini. Enoc descrisse le pareti e i pavimenti decorati a mosaico del cielo come fatti di cristallo, il soffitto era simile al sentiero delle stelle e dei fulmini e tra di loro vi erano Cherubini di fuoco e il loro cielo balenava di lampi. Il trono del «Signore» appariva di cristallo, le sue ruote erano simili al Sole splendente, gli abiti del «Signore» splendevano più lucenti del Sole ed erano più candidi della neve. Enoc fece due viaggi in cui volò su tutta la Terra verso occidente, probabilmente verso la Britannia o Atlantide. Un rabbino, Ishmael, salì in cielo, probabilmente un iniziato agli spaziali; lì vi ricevette delle rivelazioni del Capo Consigliere di Dio, Metatron, che disse di essere Enoc, figlio di Jared, trasportato dalla Terra in cielo dentro un carro di fuoco; in Paradiso gli angeli di Sapienza lo istruirono nei misteri della creazione del cielo e della Terra, delle cose passate e future e del mondo da venire. La forma di Enoc era trasformata dalla radiosità, egli portava una corona postagli sul capo dal «Signore» in persona. Un tardo midrash Ebreo conosciuto come «La Vita di Enoc», inserito nel «Libro di Yasher», asserisce che il saggio periodicamente si ritirava e che gli uomini avevano paura ad avvicinarlo a causa della luminosità divina del suo volto. Il volto splendente di Dio che gli uomini non osavano osservare è menzionato parecchie volte nel Vecchio Testamento ed è attribuito ad alcuni extraterrestri avvistati oggi (213).
Enoc fa dei riferimenti profetici al Messia, il figlio dell'uomo, un essere soprannaturale, che sedeva sul trono di Dio e possedeva autorità e giudizio universale. Il concetto di Messia ispirò l'ebraismo, l'asserzione che Gesù fosse il Messia è ancora negata dagli ebrei, il «Libro di Enoc» suggerisce che il Messia non è una sommatoria teologica dello Spirito Divino ma un Celestiale, che gli ebrei nazionalisti pensavano li avrebbe condotti verso la vittoria sui romani; oggi noi lo vedremmo piuttosto come un superuomo dello spazio.
Enoc non fu il solo patriarca a salire in Paradiso. Cilindri di creta ritrovati nella biblioteca del re Assurbanipal a Ninive descrivono come, dopo il diluvio, Etana, un pastore di Kish (Ur), che era senza figli, fu sollevato in cielo su un'aquila, probabilmente una cosmonave, al ritorno divenne re e gli fu fatta grazia d'un figlio (214). Una versione sostiene che egli fu scortato verso i cieli da uomini dalla carnagione nera vestiti di bianco, dall'aspetto divino, che lo portarono sulla Luna, su Marte e su Venere. Frammenti di libri perduti parlano dell'ascensione di Adamo, di Noe, di Abramo e Mosé, raffrontabili nei classici alle traslazioni di Aethalides, Empedocle, Ercole, Esculapio e Romolo culminanti nell'ascensione di Gesù risorto ai cieli su una nube. Brani allettanti del «Libro di Baruch» descrivono come Baruch, ministro e amico stretto di Geremia verso la fine del sesto secolo, a-scese in cielo ed ebbe esperienze simili a quelle di Enoc. È interessante notare che fu solo tre o quattro anni più tardi, nel 593 a.C, che Ezechiele vide le famose ruote, ritenute oggi generalmente una astronave. Il «Libro di Enoc» e il «Popol Vuh» del Guatemala sull'altra faccia della Terra sono le sole opere ancora esistenti che descrivono il mondo prima del diluvio, e sostanzialmente concordano.  Enoc asserisce che i giganti concepiti dagli angeli caduti e dalle figlie degli uomini si rivoltarono contro gli uomini e divorarono il genere umano; poi presero a peccare contro gli uccelli, le bestie, i rettili e i pesci, per divorare altra carne e berne il sangue.  «E Azael insegnò agli uomini a fare spade e pugnali e scudi e corazze e fece conoscere loro i metalli (della Terra) e l'arte di lavorarli e i bracciali e gli ornamenti e l'uso dell'antimonio e il trucco delle palpebre e tutti i tipi di pietre di valore e tutte le tinture coloranti, e si sviluppò una forte brama d'oro e loro commisero la fornicazione e furono condotti fuori dalla retta via. Semjazd insegnò gli incantesimi e il taglio delle radici. Armorosthe la risoluzione degli incantesimi, Ba-raqyal (insegnò) l'astrologia, Kokabel le costellazioni, Ezeqeel la conoscenza delle nuvole, Araquil i segni della Terra, Shamsial i segni del Sole e Sariel il corso della Luna. E quando gli uomini perirono, loro piansero e il loro pianto salì sino al cielo.»
«Ed allora Michael, Uriel, Raphael e Gabriel guardarono in basso dal cielo e videro che molto sangue s'era sparso sulla Terra. Essi dissero al Signore delle epoche che Azael aveva insegnato ogni ingiustizia sulla Terra e aveva rivelato i segreti eterni che erano preservati in cielo e che gli uomini si stavano sforzando di apprendere. E Semjaza, a cui desti l'autorità di portare le leggi sui suoi associati — andati dalle figlie degli uomini — fu generato dai giganti.»
Il libro cabalistico di Enoc descrive la Profanazione dei Misteri simbolizzata precedentemente nel peccato di Adamo. I figli di Dio, gli angeli, erano iniziati di magia e comunicavano misteri arcani agli uomini profani che si servivano di donne sconsiderate come di strumenti per i quali gli antidiluviani furono distrutti. Enoc non morì, Dio lo trasportò da una vita all'altra. Egli dovrà tornare e sconvolgere i piani dell'Anti-Cristo e alla fine dei tempi, quando diventerà uno degli ultimi martiri o testimoni di verità menzionati nell'Apocalisse di San Giovanni (215).
Oggi è parecchio difficile interpretare esattamente le rivelazioni di Enoc da un testo originario dalla lontana antichità, privata da dubbie connotazioni teologiche la sua affinità basilare con le rivelazioni di George Adamski e l'esperienza dei nostri cosmonauti, noi siamo portati a chiederci se questi venerabili antidiluviani ascesero effettivamente sino alle stelle.

Fonte testo : "La Bibbia e gli Extraterrestri" di Raymond Drake - Armenia editore