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I  MAJA

Nonostante tutto ciò che riuscirono a realizzare, un grande mistero circonda i Maja. Infatti, in questa regione, ebbe luogo uno degli spopolamenti più repentini della storia dell'Umanità.

 Rannicchiata nella foresta pluviale, sommersa nella magia del mito, l'antica città Maja di Palenque, forse serba la chiave del mistero di ciò che accadde ad un popolo che, semplicemente, svanì. I Maja regolavano la loro vita sul ritmo del Cosmo e credevano che gli Dei li avessero creati dal Granturco. Elaborrono un complesso sistema di scrittura, praticarono l'Astronomia, costruiro, quasi con solo semplici utensili di pietra, Piramidi e palazzi maestosi, mentre nello stesso periodo l'Europa viveva il suo medioevo.  Mentre i maja edificavano le loro città, dei monaci, nel deserto del Sinai, scrivevano testi Biblici su pelli di animali. In Cina si inventavano le prime briglie per i cavalli, nell'Africa Occidentale si cominciava a coltivare il riso selvatico che poi divenne un alimento quotidiano.  Nei 650 anni, in cui la loro civiltà fiorì e cioè, dal 250 al 900 dopo Cristo, i Maja costruirono molte città, Palenque è sicuramente la più importante. La terra dei Maja, che copriva una superficie pari a quella della Francia, si estese, nel periodo di massimo splendore, agli attuali Honduras, El Salvador, Guatemala e persino il Messico per poi, di colpo, alla fine del nono secolo, quella enorme civiltà, subì un crollo misterioso.

 MARY MILLER ( Prof.ssa di Storia dell'Arte )

"... E' come se fossero stati colpiti da una bomba al neutrone, le cose restano praticamente intatte, solo in alcuni luoghi sono evidenti devastazioni molto circoscritte, ma la maggior parte delle costruzioni non fu distrutta... la gente abbandonò tutto. Per gli Spagnoli e per i primi visitatori era difficile concepire che fossero sorte civiltà autoctone, al di fuori del cuore dell'Occidente e quindi, quando quando si trovarono al cospetto di civiltà tanto avanzate come l'Azteca e la Maja, davano per scontato che dovessero venire dall'Europa o da qualche luogo a loro familiare."

Ma perchè quel popolo abbandonò ciò che aveva certamente creato, nel corso di varie generazioni. Palenque,  forse, contiene la risposta. Considerato il migliore degli insediamenti Maja, un tempo aveva una popolazione di 10 - 20 mila abitanti. Solo una piccola percentuale, in un area di poco più di un Km. quadrato, è stata portata alla luce, molti edifici sono ancora sepolti.  Per secoli questa città, un tempo maestosa, è rimasta sepolta dalla vegetazione della Jungla ed ammantata da un velo di silenzio. Quando nel XVI secolo, Hernand Cortez, conquistò l'America centrale, passo a 50 Km da Palenque, ma ne Lui ne gli indigeni, che lo accompagnavano, si imbatterono mai in queste rovine. Solo nella metà del XVIII secolo, la città perduta, fu scoperta da un sacerdote Spagnolo ed annunciata al Mondo. Verso la metà dell'800, era incontestabile che, quelle di Palenque, fossero le rovine di una civiltà avanzata, si trattava solo di capire chi l'avesse costruite. Alcuni ritennero che, originariamente, fosse stata una colonia Egiziana, altri credettero che i costruttori fossero membri delle Tribù perdute di Israele.

 Dr. JOHN B. CARSON  (Direttore del Centro di Archeoastronomia )

"... Molti credevano che queste civiltà fossero troppo elaborate e che, quell'architettura, fosse troppo spettacolare per essere stata prodotta dagli Indiani ignoranti che abitavano l'area. Insomma, il pregiudizio imponeva che vi fossero stati interventi Europei o Asiatici, tutti tranne i nativi Americani."

All'inizio del 900, veniva ruconosciuta agli indigeni la paternità della costruzione di Palenque. Il sacro mondo dei Maja, non avrebbe dovuto essere un segreto, dato che essi ci avevano lasciato testimonianze scritte, tra l'altro, il loro, fu il primo metodo di scrittura completo, del mondo antico. La loro scrittura era unica e, tanto sofisticata, quanto quella dell'antico Egitto. Nel XVI secolo, al loro arrivo, i sacerdoti Spagnoli, trovarono centinaia di codici. Uno di loro, il Vescovo Landa. voleva con vertire i nativi al cristianesimo e, terrorizzato per aver scoperto, per mezzo dei codici, che i Maja facevano sacrifici umani, credendo che, distruggendo i libri, sarebbero finiti anche i sacrifici, bruciò tutti i documenti, cancellando per sempre la storia di una delle massime civiltà.

 LINDA SCHELE (Prof.ssa di Storia dell'Arte università del Texas)

"... se volete cambiare la storia del Mondo e assumere il predominio su altri popoli, dovete ucciderne il passato. Dovete sopprimere la lingua, dovete liquidare ciò che resta della loro indipendenza mentale, questo era ciò che Landa faceva. A modo suo, stava uccidendo il Diavolo."

Nonostante il tentativo del vescovo Landa, quattro codici sopravvissero miracolosamente ed è da questi libri che, i ricercatori, hanno appreso l'avanzatissimo sistema matematico dei Maja.  Essi avevano calcolato i movimenti del cielo notturno fino a migliaia di anni prima e fino al remoto futuro.  Per una civiltà che ci ha preceduto per più di mille anni, si tratta di calcoli incredibilmente precisi.  Il loro calendario, sfasato, rispetto al nostro, di meno di 33 secondi per anno solare. Si crede che Palenque, ospitasse addirittura un osservatorio astronomico.  I Maja si affidavano ai loro Sacerdoto-Astronomi, per la predizione dei giorni più favorevoli alla semina, per i matrimoni e, forse, anche per la morte. Secondo i Maja, la fine dell'attuale ciclo di creazione del mondo, è prevista per il 23 Dicembre 2012.  Ancora oggi, molti dei suoi discendenti, aspettano con timore quel giorno. 

Per quattro anni, un archeologo messicano, Alberto Ruz, aveva compiuto scavi nel sito di palenque. Era affascinato dalla città, ovunque c'erano pannelli coperti di geroglifici che spesso illustravano scene del rituale religioso. Ruz era particolarmente attratto dalla Piramide chiamata "il Tempio delle iscrizioni". In questa Piramide, una lastra insolita attirò l'attenzione dell'archeologo, poichè la superfice era percorsa da una insolita serie di fori. questo gli suggerì ulteriori approfondimenti. Mentre la pietra si spostava, apparve un ammasso considerevole di calcinacci che copriva una scala discendente.  Occorsero due anni di lavoro per sgombrare le macerie. Infine, in fondo al 73° scalino, trovò una stanza.

 ALBERTO RUZ  (Scopritore delle stele di Palenque)

"... con una grande meraviglia, dall'ombra sorse una visione da favola, entrai in quella stanza misteriosa ed ebbi la strana sensazione di essere la prima persona a mettervi piede, in un luogo in cui nessuno era entrato da mille anni. Mi diede l'impressione di una cappella abbandonata."

La stanza che Ruz aveva trovato aveva al centro un oggetto misterioso con sopra una lastra di calcare. Sotto questa lastra trovò i resti di un uomo abbigliato con perle, collane ed una maschera di Giada che riproduceva le sue fattezze. Il corpo ritrovato, risultò essere quello del grande Re Pacal, uno dei più importanti sovrani dei Maja. La lastra che copriva il sarcofago è ancora oggetto di discussione... è la famosa lastra dell'astronauta di Palenque. Gli Ufologi ci vedono un astronauta ai comandi del mezzo, mentre gli studiosi di archeologia dicono raffiguri la discesa di Pacal, dal mondo dei vivi a quello dei morti.  La tomba era tutta cosparsa di una polvere rossa che ricopriva le pareti e le ossa, era Cinabro, un veleno mortale ricavato dal Mercurio. Questa polvere rossa era un segno distintivo di nobili spoglie.

                   

Il sangue, per i Maja, veniva dagli stessi Dei e scorreva nelle vene degli uomini come un dono. Offrendo sangue umano agli Dei, quindi, significava rendere loro parte del dono ricevuto. Il sangue diventa così il mastice della vita dei Maja e sigilla ogni rituale rendendolo sacro.  Il sangue era anche il prezzo del potere regio e, al Re, si chiedeva di pagare tale prezzo. In particolari occasioni egli doveva perforarsi il Pene e far cadere le gocce  del suo sangue su strisce di carta, poi le strisce venivano bruciate. Si credeva che il fumo, così prodotto, svegliasse gli Dei, che in tal modo potevano essere controllati dal Re. Le guerre tra città Maja erano frequenti ma, il loro scopo, non era soltanto la conquista territoriale, ma anche la cattura di personaggi Regali da sacrificare ai loro Dei.

Il mistero più grande che circonda i Maja è quello della loro repentina sparizione. Come è potuta scomparire, così velocemente, una civiltà, che conobbe una magnifica fioritura che durò più di 600 anni? Palenque fu laq prima città ad essere abbandonata, ma in pochi decenni, l'intero regno sparì, una intera civiltà si volatilizzò. Sappiamo per certo che i Maja non si estinsero per una epidemia, ci troviamo, quindi, di fronte al più rapido spopolamento dell'intera storia della razza umana.

Fonte : "RIDDLE OF MAJA"  A & E Television Network