I complessi megalitici - dal greco megas, grande, e lithos, pietra - sono strutture preistoriche costituite da grandi massi; ne esistono di quattro tipi principali: a pietre verticali isolate (Menhir dell'isola di Pasqua), verticali allineate (complesso di Carnac), disposte a cerchio ( Stonehenge), a camera ( Dolmen ). La maggior parte di queste strutture si trova in Europa, e sono state edificate a partire dal tardo Neolitico fino alla prima Età del Bronzo (4000-1000 a.C.). Complessi del genere sorgono anche in India, in Giappone, in Africa Occidentale. I cerchi di pietra dell'Inghilterra e della Bretagna (Cromlech) fanno pensare che i loro edificatori abbiano utilizzato una unità di misura comune, la "iarda megalitica", lunga 829 centimetri. Sono monumenti dedicati al Culto del Sole, giganteschi cippi funerari, osservatori astronomici o - come molti sostengono - ricevitori e amplificatori delle misteriosi correnti terrestri che scorrono all'interno del pianeta. Sia come sia, l'origine dei complessi megalitici costituisce un affascinante giallo archeologico che per ora non ha trovato una precisa risposta. Civiltà megalitiche dalle caratteristiche analoghe a quelle del Nord Europa hanno lasciato tracce in Val d'Aosta, in Piemonte sul Monte Musine, in Liguria. Megaliti mediterranei si trovano a Pian Sultano, presso Civitavecchia, sull'isola di Pantelleria e nel Salento, in Puglia. A Li Muri, in Sardegna, sorge il più antico monumento megalitico dell'isola (2500 a.C.) costituito da cinque cerchi che si intersecano attorno a uno spuntone roccioso. Per quale sconosciuta ragione i nostri lontani antenati costellarono gran parte della superficie delle terre allora conosciute con quelle grandi pietre? Perché simili costruzioni sono spesso allineate lungo ley ("linee") lunghi chilometri e chilometri? Sono monumenti dedicati al Culto del Sole, giganteschi cippi funerari, osservatori astronomici o - come molti sostengono - ricevitori e amplificatori delle misteriosi correnti terrestri che scorrono all'interno del pianeta, o, addirittura, veri e propri "aghi da agopuntura" infissi nel suolo per curare la Terra malata? Sia come sia, l'origine dei complessi megalitici costituisce un affascinante giallo archeologico che per ora non ha trovato una precisa risposta. Civiltà megalitiche dalle caratteristiche analoghe a quelle del Nord Europa hanno lasciato tracce in Val d'Aosta ( dolmen e tombe nella zona di Saint-Martin de Corleans; un circolo di pietre del diametro di 71 metri sul San Bernardino); in Piemonte sul Monte Musine, in Liguria (ad Apicella, presso Varazze). Megaliti mediterranei (originati probabilmente dal contatto con civiltà della penisola iberica e della Francia del Sud), si trovano a Pian Sultano, presso Civitavecchia, sull'isola di Pantelleria e nel Salento, in Puglia. A Li Muri, in Sardegna, sorge il più antico monumento megalitico dell'isola (2500 a.C.) costituito da cinque cerchi che si intersecano attorno a uno spuntone roccioso. Il volume "Archeostronomia Italiana" di Giuliano Romano (l'"Archeostronomia" è la scienza che si occupa dei rapporti tra i complessi neolitici e la misurazione del moto degli astri) identifica varie stazioni astronomiche nel Triveneto: in Alto Adige sui colli Joben e San Pietro, a Castello di Godego e a Oderzo, presso Treviso, a Veronella alta, a Mel, presso Belluno. Da questi siti, osservando il punto dell'orizzonte sui quali sorgeva e tramontava il sole e la Luna, i nostri antenati riuscivano a individuare i momenti più propizi per affrontare il lavoro dei campi. Le statue-stele risalgono all età del bronzo, ma, fino a pochi decenni fa, la loro esistenza era nota solo agli abitanti della Lunigiana: qui, da sempre, a causa della loro forma squadrata venivano utilizzate per costruire le case. All'inizio del secolo, nel rimuovere una frana, un operaio del comune ne trovò nove a Pontevecchio, presso Sarzana, e avvertì la Sovraintendenza alle Belle Arti; oggi è possibile ammirarle al Museo di Luni nel loro allineamento originale. Il contorno delle figure umane - molto stilizzate - è in rilievo, e veniva ottenuto scavando il resto della pietra; le figure sono prive di bocca, per impedire la fuoriuscita dell'anima, in modo che le statue-stele potessero restare vive . Come molte divinità del passato, le statue-stele non vogliono essere disturbate, e sono protagoniste di una blanda versione della maledizione dei faraoni: si racconta, infatti, che chi le studia sia oggetto di dispetti e piccole disgrazie. Dopo aver realizzato un faticoso servizio fotografico (per ragioni burocratiche e d'altro genere aveva dovuto organizzare ben tre spedizioni), il giornalista Alessandro Capecchi ebbe un incidente d'auto in cui andò distrutta la macchina fotografica. Delle regioni italiane, la Puglia è certamente la più ricca di megaliti. Il volume più completo sull' argomento, Dolmen e Menhir in Puglia, di Paolo Malagrinò, ne elenca ben settantadue esempi, tra cui i famosi dolmen della zona di Bisceglie, quello della Chianca e quello dei Paladini, la cui edificazione è popolarmente attribuita, appunto, ai Paladini di Orlando, che, secondo la leggenda, appartenevano a un popolo di giganti talvolta mostruosi. Sei dolmen e quarantotto menhir , per un totale di cinquantaquattro monumenti megalitici sono scomparsi dalla Puglia da quando, poco più di un centinaio di anni fa, furono pazientemente censiti. Se la sparizione dei megaliti più piccoli è attribuibile ai turisti, ai vandali o ai contadini alla ricerca di pietre per murature a secco, altre lasciano francamente sconcertati. Il Dolmen di Cocumola, per esempio, accuratamente riprodotto dal suo scopritore, certo De Giorgi, nel 1887, era costituito da sette pilastri informi su cui posava un piano di pietra lungo pi ù di quattro metri, largo un metro e sessantacinque e spesso una ventina di centimetri. Di questa pesantissima costruzione non esistono più nemmeno le tracce. |