«E dopo alcuni giorni, mio figlio, Matusalem, prese una moglie per suo figlio Lamec, e lei divenne incinta di lui e gli dette un figlio. Il suo corpo era candido come la neve e rosso come una rosa in fiore e i capelli sul capo e i lunghi riccioli erano bianchi come la lana e gli occhi erano belli. E quando egli aprì gli occhi, illuminò l'intera casa come il sole e l'intera casa fu pura luce. Dopo di che si sollevò tra le mani della levatrice e parlò con il Signore di giustizia. E il padre, Lamec, ebbe timor di lui e fuggì per andare da Matusalem. E gli disse: "Ho avuto uno strano figlio, diverso e dissimile dall'Uomo e somigliante ai Figli del Cielo, ed egli è di natura differente e non è come noi, e i suoi occhi sono come i raggi del Sole e sul viso ha un'espressione di gloria. E mi sembra che non sia nato da me bensì dagli Angeli e ho timore che nei suoi giorni un miracolo possa accadere sulla Terra. E ora, padre mio, eccomi qui a farti una supplica ed a implorarti che tu possa andare da Enoc, nostro padre, per apprendere da e-gli la verità dal momento che la sua dimora è tra gli Angeli". E quando Matusalem udì le parole del figlio, egli venne da me ai confini della Terra perché aveva saputo che ero colà e gridò ad alta voce perché potessi udire la sua voce e andassi da lui. Ed io gli dissi: "Vedi, sono qui, figlio mio, per quale ragione sei venuto da me?" Ed e-gli rispose e disse: "A causa d'una grande preoccupazione sono venuto da te e a causa d'una visione che turba mi sono avvicinato. Ed ora, padre mio, ascolta in me Lamec, mio figlio; gli è nato un figlio simile al quale non ne esistono e la sua natura non è come la natura dell'uomo ed il colore della sua pelle è più candido della neve e più rosso d'un fiore di rosa e i capelli sul capo sono più bianchi della bianca lana, e gli occhi sono come i raggi del Sole ed egli ha aperto gli occhi e dopo ciò ha illuminato tutta la casa. Ed egli si è sollevato tra le mani della levatrice ed ha benedetto il Signore dei Cieli. E suo padre, Lamec, ha avuto timore ed è fuggito da me e non ha creduto che egli fosse nato da lui ma che fosse a somiglianza degli Angeli del Cielo. E sono venuto da te perché tu mi faccia conoscere la verità"» (216). Enoc fece rassicurare Lamec che era il padre del bambino, per quanto i suoi dubbi furono aggravati dalla profezia che il «Signore» avrebbe punito gravemente la Terra perché gli angeli avevano peccato con le donne mortali ed avevano generato i giganti. Il «Signore» aveva mostrato ad Enoc i misteri del cielo che egli aveva letto nelle tavolette celesti. Dio avrebbe mondato la Terra con un diluvio e un immane cataclisma della durata d'un anno. Il figlio di Lamec sarebbe rimasto sulla Terra, e i suoi tre figli si sarebbero salvati con lui. Egli sarebbe stato chiamato «Noè» ossia «riposo», «consolazione». La nascita di Noè coincidette con la morte di Adamo. Pochi giorni dopo mori Eva, non di vecchiaia o per la perdita del marito come ci si potrebbe aspettare, ma semplicemente per aver mangiato troppi fagioli, così si sostenne, un monito per tutti i vegetariani. L'origine soprannaturale di Noè fu menzionata nelle medioevali «Leggende di Mosé» samaritane, una sorprendente conferma di quella storia venne con la scoperta dei rotoli del mar Morto nei quali Lamec sospetta che suo «figlio sia stato concepito da uno dei guardiani (Celesti) o esseri santi e (che egli appartenesse in realtà) ai giganti». Bate-nos, sua moglie, protestò indignata: «Questo frutto è stato piantato da te e non da uno straniero né da qualcuno dei guardiani o degli esseri del cielo». Non del tutto convinto, alla vista del suo aspetto celestiale, Lamec pregò Matusalem, il padre, di rivolgersi a suo padre, Enoc, «il favorito da Dio», per conoscere da lui l'intera verità (217). Questa antichissima storia del cuculo nel nido è riecheggiata oggi quando le mogli sostengono, a quanto si dice, che loro figlio è stato concepito da uno spaziale. Ancora una volta, nel «Libro dei Giubilei» (218) Enoc dichiarò che i guardiani avevano peccato con le figlie degli uomini. I rotoli del mar Morto confermano che celestiali venuti dal cielo sono atterrati sulla Terra e si sono uniti con le donne per a-verne dei giganti. I classici di moltissimi paesi descrivono come gli Dei scendessero per generare Eroi-Saggi destinati a compiere grandi gesta per salvare la loro gente, certamente è verosimile che, prevedendo il diluvio, lo stesso «Signore» o un altro celestiale abbia procreato Noè con l'ingegno per mantenere pochi superstiti del vecchio mondo nel nuovo. La Bibbia (219) afferma che gli uomini avevano commesso simili malvagità sulla Terra che il «Signore» ne fu rattristato e decise di spazzarli via. Noè s'era conquistato i favori del «Signore», egli era un uomo retto, l'unico uomo senza colpa al suo tempo. Dato che Noè a-veva già vissuto per seicento anni, anche se non era stato effettivamente generato da un celestiale, aveva ovviamente avuto un tempo più che ampio per far conoscenza degli «Angeli» e conquistarsi la loro fiducia. Il «Signore» diede a Noè precise istruzioni per costuire un'Arca insieme alla moglie ed ai tre figli, Sem, Cam e Jafet, ed alle loro mogli, con due creature d'ogni specie, un maschio e una femmina. Sette giorni dopo il diluvio s'abbattè sulla Terra, la pioggia cadde per quaranta giorni e quaranta notti. Dopo cinque mesi l'Arca toccò terra su un monte di Ararat, dopo altri cinque mesi si cominciavano a scorgere le vette dei monti. Noè inviò fuori prima un corvo, poi due colombe; alla fine, dopo un anno e dieci giorni, vide che la Terra era a-sciutta ed allora uscirono tutti. Noè diede inizio alla coltivazione della vite, bevve del vino, si u-briacò e si stese nudo sotto la sua tenda. Cam lo vide e lo disse ai fratelli che presero un mantello e coprirono il padre. Al risveglio dal suo sonno d'ubriaco Noè maledisse immediatamente il figlio di Cam, Canaan. Questo sorprendente avvenimento, indegno dell'«unico uomo senza colpa del suo tempo», sembra un po' troppo banale per meritare di essere incluso nella Genesi ma fonti ebree degne d'ascolto (220) affermano che mentre Noè era addormentato venne reso impotente da Canaan, ricordandoci la castrazione di Urano da parte di Cronos; nonostante una simile mutilazione Noè visse ancora trecentocinquan-t'anni dopo il diluvio, i suoi discendenti si sparsero per tutto il medio oriente, e, se la Bibbia dev'essere creduta alla lettera, popolarono il mondo intero.
Dato che la Bibbia tratta degli antenati degli ebrei, è generalmente ritenuto che i Patriarchi abitassero nelle vicinanze di Israele, scorrazzando tra i pascoli e i deserti tra l'Egitto e Babilonia. Se, da quanto dice la Bibbia, piovve per quaranta giorni e quaranta notti, in mille ore l'Arca, spinta dalle tempeste, potrebbe aver navigato per 18.000 chilometri, mezzo giro del mondo. Cinque mesi passarono prima che l'Arca toccasse terra, ovviamente in tutto quel tempo potrebbe aver raggiunto il monte di Ararat da qualsiasi punto della Terra; è certamente inverosimile che in quelle condizioni, con nulla a cui ancorarsi, l'Arca abbia navigato soltanto per poche centinaia di miglia, suggerendo che Noe dovesse essere originario di qualche paese molto lontano. La mitologia comparata conferma il Diluvio Universale della Genesi e contribuisce a porre la storia biblica in una prospettiva mondiale; finora gli e'brei ed i cristiani hanno accordato a Noè ed al suo diluvio un rilievo particolare, come se Dio avesse scelto i patriarchi ed avesse salvato Noe e la sua famiglia per il fine supremo di generare i figli d'Israele per il loro sublime destino, tutt'ora forse non chiaro. Le leggende di paesi di tutto il mondo concordano che i celestiali avvisarono Contattati in ogni luogo perché sfuggissero all'imminente catastrofe, cosa che devono aver probabilmente previsto dai loro rilevamenti del campo magnetico terrestre. Quando avvenne il Diluvio di Noè? I teologi, gli studiosi, gli scienziati, gli astronomi, i profeti e gli eccentrici, tutti offrono teorie persuasive ma contraddittorie, che ci lasciano smarriti dallo stupore, dall'interesse e dagli elogi di fronte ad una simile magistrale, anche se mal indirizzata, erudizione e ci portano a vergognarci della nostra deplorevole ignoranza. Siamo costretti ad ammettere di non sapere. Possiamo azzardare l'ipotesi che in realtà nessuno sa veramente? Gli indù, i cinesi, i greci, gli etruschi, gli irlandesi, parlano di Cinque Età del Mondo, i maya di Quattro, debolmente sostenuti dalla scienza moderna che in tutta allegria ne aggiungerebbe qualcun'al-tra. La Terra ha quasi 4 miliardi e mezzo d'anni e ha sofferto un numero incalcolabile di catastrofi, molte delle quali durante la lunghissima storia dell'uomo. I geofisici dimostrano, con loro grande soddisfazione, che il campo magnetico terrestre s'è invertito parecchie volte provocando movimenti della litosfera e l'estinzione di esseri umani ed animali; l'improvviso aumento delle radiazioni cosmiche provenienti dalle esplosioni di super novae o da campi spaziali intacca gravemente il nostro pianeta. Hans Hoerbiger, un cosmologo austriaco, teorizzò che almeno tre Lune precedenti sono precipitate sulla Terra; Immanuel Velikovsky ascrisse i cataclismi a Venere, come venne detto secoli fa dal romano Terenzio, un commediografo, e Varrone, uno scrittore. Comyns Beaumont e Ignatius Donnelly suggeriscono collisioni con comete. Il dottor Hunt Williamson ed il dottor George King credono che frammenti del pianeta esploso, Maldek, sferzarono l'Occidente; James Churchward descrisse vulcani sotterranei che distrussero Lemuria; gli studiosi dei classici sanscriti leggono di titaniche esplosioni che frantumano interi paesi e si chiedono se a provocare l'ultima Glaciazione siano state delle super-bombe nucleari. Trecento anni fa il poeta John Milton, nella sua beata ignoranza della scienza, dichiarò con solennità nel «Paradiso Perduto» che l'inclinazione dell'asse terrestre, 23 gradi e 1/4, verificatasi dopo la caduta di Adamo, fu causata dagli angeli che venivano in nome della Collera Divina a castigare la disobbedienza dei nostri primi giorni. Noè maledì chiunque l'avesse mandato. «Al diciassette del settimo mese l'arca si fermò sulle montagne dell'Ararat». La tradizione ascrive l'approdo dell'Arca di Noe sul Luba, uno dei due picchi dell'Ararat, un maestoso massiccio che si solleva fino a 5.000 metri in una regione che apparteneva agli Urriti intorno al 1700 a.C, attorno al Lago Van nella moderna Armenia, a pochi chilometri dalla frontiera russa. Beroso scrisse che i locali Curdi staccavano ancora dei pezzetti di bitume dall'Arca per usarli come amuleti. Una recente spedizione americana sostiene d'aver scoperto laggiù delle travi semi-fossilizzate databili intorno al 1500 a.C, cinquecento anni prima di Abramo! Qualche americano ricco di immaginazione prima o poi vedrà l'Arca di Noe sospesa sulla cima dell'Everest, incagliata tra i ghiacci del polo nord o che naviga insieme al mostro del Loch Ness. La Bibbia solitamente tanto esplicita omette ogni accenno a come Noè riuscì a portare tutti quegli animali a due a due da quelle rocce da vertigini fino in basso. L'erudito studioso italiano Quixe Cardinale, che ci confonde insistendo che il Diluvio Universale di Noè avvenne nel 2341 a.C, sostiene con una logica persuasiva che l'Arca si posò non sul monte Ararat dell'Armenia ma su quello dell'Etiopia. Nella sua polemica o-pera «Dalle galassie ai continenti scomparsi» Cardinale sostiene: «Là esiste un monte Ararat, una città chiamata Harar, ma scendendo verso sud, ancora seguendo le cime dei monti, noi incontriamo un monte chiamato LUBUR, alto 1585 metri; c'è inoltre una catena di monti chiamata Illubabur. Da queste montagne Noè ed i suoi figli scesero nella regione di Sennaar che dev'essere stata la lussureggiante terra intorno al Nilo; e ancora esiste sotto Khartoum nel Sudan un centro chiamato Sennaar e — strana coincidenza — anche due regioni confinanti chiamate Tigri ed Eufrate. A questo punto io credo che le tradizioni del passato siano state riviste e corrette» (232).
A quanto pare questo polemico scrittore collega Sennaar con Shi-nar nell'antica Babilonia e afferma, cosa che tutti sappiamo bene, che «nei tempi antichi, è successo, come continua a succedere oggi, che un antico paese venisse sostituito da un altro costruito del tutto nuovo, e i vecchi nomi venissero ripetuti per perpetuare le antiche tradizioni». Molte città del Nuovo Mondo, l'America, hanno preso nome da famose città del Vecchio Mondo, l'Europa, così Cardinale ne deduce che le città e i fiumi di Babilonia presero nomi da luoghi dell'Etiopia da cui un tempo provennero i sumeri. Forse una teoria tanto sorprendente non è poi così bizzarra quanto sembra. Il dottor L. S. Leakey, il famoso antropologo, ha trovato in Africa tracce di uomini antiche di milioni di anni; il colto Ibn Aharon (233) dai più antichi scritti dei semiti asserisce che intorno all'11000 a.C. c'era nell'Africa Orientale una fiorente colonia di Atlantide chiamata Talantu, governata da Sacerdoti di Sapienza che venivano ispirati dai celestiali di Venere. L'Etiopia fu venerata attraverso le epoche come una terra di prodigi, popolata da giganti, stregoni e mostri; una razza di uomini giganteschi vive tutt'ora nel vicino Ruanda. Fuggendo dall'Egitto dopo l'uccisione di un capo-squadra che infieriva sugli israeliti, Mosé si unì a Kikanus, re di Etiopia, da generale trionfatore egli deve aver probabilmente condotto campagne in Africa Orientale e deve aver appreso le tradizioni locali riguardo al Monte Arato, che egli incorporò nella Genesi, sempre che l'abbia scritta lui. Ci sono molti punti plausibili nell'ipotesi che l'Arca di Noe abbia toccato terra in Etiopia, tuttavia Comyns Beaumont avanza egualmente argomenti speciosi per trasferire i luoghi della Genesi nell'antica Britannia. Senza prove certe forse dobbiamo continuare a ritenere che Noè terminò il suo storico viaggio sul monte Ararat in Armenia. Chi fosse veramente il Noè biblico nessuno' lo sa; devono esserci state molte precedenti civiltà con un proprio Noè. La signora Jean Dixon, la famosa parapsicologa americana, prevede un cataclisma cosmico nel 1980; per sorprendente coincidenza il presente scrittore in «TALLUS-1980» ha descritto tempo fa un moderno Noè che cerca scampo in un'astronave da una cometa che distrugge la nostra attuale civiltà, e che dopo scende su una Terra molto mutata.
Prima che la Terra sia inghiottita dal Sole tra circa 16 miliardi di anni, nuovi Noè saranno volati verso altri pianeti; prima che lo stesso Sole esploda l'uomo sarà emigrato verso un altro sistema solare, quando la Via Lattea morirà, verso un'altra Galassia, Andromeda. Gli yogi credono che l'Assoluto si destreggia tra altri Universi a differenti stadi di evoluzione. Nell'insondabile futuro riuscirà qualche Super-Noè dentro una Super-Arca a sorpassare la fantascienza ed a trasportare super-sopravvissuti in qualche Super-Universo per dare inizio ad una nuova Genesi? Fonte testo : "La Bibbia e gli Extraterrestri" di Raymond Drake - Armenia editore |